La forza della rabbia e della tristezza

La forza della rabbia

La rabbia a volte è un vero e proprio motore per l’individuo: essere arrabbiati scatena una forza che ci motiva. Questa emozione, quando non supera il livello di guardia che può essere pericoloso, contribuisce ad attivare la mente e ci sprona a trovare comportamenti per la risoluzione di un problema e per superare gli ostacoli. Dunque a volte essere arrabbiati può essere un buon punto di partenza per risolvere qualcosa.

La rabbia inoltre, così come tutte le emozioni, entra in gioco nelle relazioni, e spesso viene messa in campo di fronte a ciò che consideriamo sbagliato in un determinato momento o situazione; la rabbia ci permette dunque di esprimere la nostra frustrazione, di affermare noi stessi e le nostre opinioni: soffocarla continuamente o reprimerla può portare la persona ad un vero stato di sofferenza dove l’individuo si sente “bruciare” internamente e se non riconosciuta o gestita, la persona può “cacciarla” fuori senza controllo attivando dinamiche relazionali verso se stessi e gli altri che diventano totalmente distruttive.

La rabbia infatti quando riconosciuta ed espressa in misura adeguata riduce gli atteggiamenti violenti della persona che la sperimenta: contrariamente al senso comune la rabbia quando è gestita al meglio fa sì che l’individuo si orienti a cercare comportamenti costruttivi per la risoluzione di un problema evitando di assumere atteggiamenti violenti contro se stessi o gli altri.

 

In alcuni casi la rabbia è positiva:

• quando rafforza le nostre decisioni e ci spinge a far valere le nostre opinioni;
• se ci aiuta a capire cosa per noi è importante e a comunicarlo agli altri;
• quando ci spinge a raggiungere una meta e fornisce energie aggiuntive al nostro corpo (ad es. in una competizione sportiva a livello agonistico);
• quando la sua intensità non annebbia completamente la parte razionale della nostra mente.

 

Altre volte è la rabbia deleteria:

• se si manifesta con troppa frequenza, intensità e durata ed impedisce di prendere decisioni funzionali per la nostra qualità di vita;
• se ci fa ripetere gli stessi comportamenti in modo stereotipato e ripetitivo;
• quando ci rende eccessivamente impulsivi nelle azioni e decisioni a scapito del nostro benessere;
• se si trasforma in aggressione verbale o se diventa aggressione fisica ( bullismo, violenza sessuale, aggressioni);

“Le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli della sapienza” (William Blake)

 

La forza della tristezza

Così come la rabbia anche la tristezza può essere funzionale per il nostro “motore” ed è una componente inevitabile dell’esistenza umana: infatti i momenti di tristezza possono essere un segnale d’allarme che qualcosa nella propria vita non gira nel verso giusto e quindi, se ben gestita, può trasformarsi in un potente stimolo di cambiamento e rinnovamento.

Nel momento di in cui la persona sperimenta un lutto, oppure vive una forte crisi personale o relazionale -licenziamento, crisi di coppia- la tristezza ha un valore adattivo: la persona che sperimenta questa emozione rallenta e tutto scorre più piano sia nel proprio corpo che nella propria mente; al di là dell’oggettivo dolore che si prova, il fatto di sentirsi “bloccati” evita che la stessa persona possa agire violentemente contro se stessi o gli altri; inoltre può essere un sintomo funzionale per interrompere una relazione conflittuale dove l’unica soluzione è allontanarsi e riflettere.

Naturalmente così come per la rabbia, è importante che la tristezza venga riconosciuta, accettata e gestita per evitare che questa emozione prenda il sopravvento e dilaghi come un fiume in piena portandoci ad uno stato depressivo patologico. Per definizione l’emozione è uno stato soggettivo passeggero, transitorio e tale stato transitorio diviene problematico non quando lo percepiamo e lo riconosciamo, ma quando si cronicizza divenendo una costante di come percepiamo, vediamo e agiamo all’interno del nostro mondo e di ciò che ci circonda. In questo modo la persona vive una condizione cronica dove la tristezza si trasforma in depressione, il che è totalmente differente.

 

Naturalmente non si vuole assolutamente dire che chi sperimenta queste emozioni non soffra o non provi disagio! Ma è necessario sapere e riconoscere che qualunque cambiamento non è possibile senza sforzo, senza sofferenza e senza le emozioni negative. Imparare ad osservarsi e ad ascoltarsi, divenendo maggiormente sensibili al proprio stato psico-emotivo, senza farsi travolgere da esso, ci consente di risparmiare l’energia impiegata nella lotta contro se stessi e le proprie emozioni e di dirigere questa energia verso le strategie che ci possono portare fuori dallo stato di disagio e sofferenza.

“Non si può impedire agli uccelli della tristezza di passare sopra la tua testa, ma si può impedire loro di farne un nido nei capelli” (proverbio cinese)