Gli effetti psicologici della quarantena

A seguito della diffusione del nuovo Coronavirus (Sars-CoV-2), i governatori dei vari Paesi invitano la popolazione a restare a casa. Ma quali sono gli effetti psicologici della quarantena e del distanziamento sociale?

Dopo la chiusura delle scuole e di molte attività commerciali, sono stati chiusi spazi pubblici, parchi e luoghi ricreativi. Sono vietati gli assembramenti e tutti gli spostamenti non indispensabili e la maggior parte delle persone vive isolata in casa.

Si tratta di misure che i Governi adottano con lo scopo di distribuire le infezioni su un arco temporale più lungo. In questo modo si cerca di evitare che il Sistema Sanitario collassi e guadagnare tempo in attesa di nuove terapie.

Tuttavia le misure di distanziamento sociale, per quanto considerate necessarie, hanno degli effetti psicologici negativi sulle persone, sia nel breve che nel lungo periodo.

Il bisogno di relazione è un istinto profondamente radicato nell’evoluzione umana. La repressione di tale bisogno genera una condizione innaturale che mette a dura prova l’equilibrio biologico, psicologico e sociale degli esseri umani.


Gli effetti negativi del distanziamento sociale

Periodi prolungati di isolamento sociale possono aumentare il rischio di alcuni disturbi, tra cui le malattie cardiovascolari, la depressione e la demenza, e, alla lunga, anche della mortalità.

Da un’analisi della Letteratura scientifica del 2015, condotta da Julianne Holt-Lunstad, psicologa e ricercatrice alla Brigham Young University, è emerso che un isolamento sociale cronico potrebbe aumentare il rischio di mortalità del 29%.

Gli studi della psicologa statunitense hanno evidenziato una correlazione tra la connessione sociale percepita e la risposta allo stress: le persone che sanno di avere qualcuno su cui contare rispondono in modo più resiliente allo stress, smorzandone gli effetti negativi sulla propria salute.

Questi risultati sono in linea con gli studi condotti già negli anni 80 in cui si evidenziava come le persone con un alto grado di integrazione sociale presentavano un basso tasso di mortalità (House et al., 1988)


Gli effetti psicologici della quarantena

Come abbiamo visto il distanziamento sociale può avere delle ripercussioni negative sulla salute. Vediamo allora quali possono essere gli effetti psicologi per le persone sottoposte a provvedimento di quarantena.

Ad oggi si tratta di un provvedimento che coinvolge chi è positivo al coronavirus, chi è stato a contatto con una persona infetta o proviene da una zona ad alto contagio.

Chi è sottoposto a uno stato di quarantena, oltre a doversi confrontare con una totale privazione di libertà, deve gestire la paura della malattia, la perdita dell’autonomia, le preoccupazioni economiche e, non ultimo, lo stigma sociale.

Recentemente la rivista medica The Lancet ha pubblicato un’analisi di oltre venti studi sulla quarantena relativi alle epidemie di Sars, Mers, Ebola e altre malattie, dove vengono analizzati in rassegna tutti gli effetti psicologici conseguenti ad uno stato di quarantena.

I risultati indicano che gli effetti psicologici negativi a seguito della quarantena sono molteplici: sintomi del disturbo post-traumatico da stressdisorientamentorabbiainsonniaangosciadepressioneesaurimento emotivo.

Anche una volta cessata la quarantena e conclusa l’epidemia, le persone possono mantenere dei comportamenti tipici del periodo dell’emergenza: un’attenzione eccessiva al lavaggio delle mani; la tendenza a evitare spazi pubblici e luoghi chiusi e affollati; evitamento e paura nei confronti di persone con tosse o raffreddore.

Delle ricerche sulla Sars hanno osservato che, nei mesi successivi alla fine dell’epidemia, alcuni degli operatori sanitari che erano stati a contatto con persone contagiate riducevano al minimo il contatto con i pazienti e, a distanza di tre anni, manifestavano i sintomi dell’abuso e/o dipendenza da alcol.


Come prevenire i danni

Come si possono prevenire gli effetti psicologici negativi della quarantena e del distanziamento sociale?

Se il virus colpisce maggiormente malati e anziani, lo stress risulta più dannoso per le persone psicologicamente più deboli.

Non tutti sanno gestire e affrontare gli eventi stressanti mantenendo lo stesso livello di equilibrio mentale. Inoltre per molte persone gli effetti psicologici negativi della quarantena possono permanere nel tempo, anche oltre il periodo di isolamento.

Va da sé che un intervento di prevenzione psicologica aumenterebbe di base i livelli di resilienza individuali e collettivi, prima di ogni epidemia.

Il valore del sostegno sociale

Anche in situazioni già estreme, l’essere umano può reagire in maniera efficace. Gli studi sui prigionieri di guerra hanno dimostrato come il loro attaccamento alla vita sia stato fondamentale per la tutela della loro salute mentale. Inoltre la speranza e l’ottimismo aumentavano ogni volta che i prigionieri riuscivano ad avere contatti tra di loro e a infondersi coraggio a vicenda.

Ma come si fa ad incrementare il livello di socialità quando ci viene chiesto di stare distanti?

Oggi un aiuto per diminuire gli effetti del distanziamento sociale e dell’isolamento forzato viene dalla tecnologia, grazie agli strumenti di comunicazione a distanza.

In particolare strumenti come Skype, WhatsApp, FaceTime e altre applicazioni permettono di rimanere in contatto e di interagire anche visivamente con familiari, amici e colleghi. Queste modalità di interazione aumentano la percezione del sostegno sociale e diminuiscono il senso di solitudine e smarrimento.

Va però specificato che per contenere gli effetti psicologici negativi di una quarantena il solo canale di comunicazione potrebbe non bastare, dal momento che una variabile fondamentale è rappresentata dalla qualità della relazione stessa. Avere tante relazioni infatti non significa necessariamente trarne beneficio. Un confronto efficace richiede che dall’altro lato del terminale debba esserci una persona che sia in grado di contenere le nostre ansie e le nostre paure o quantomeno rendere possibile l’alternanza dei ruoli dove ci si sfoga e ci si consola a vicenda.

Confrontarci con una persona inconsolabile, tormentata dal panico, bisognosa di sfogarsi e incapace di ascoltare, rischia solo di farci perdere ulteriori energie preziose.

Senza contare che il panico può essere più contagioso del virus.

L’importanza di un ascolto qualificato

In queste situazioni sarebbe ideale avvalersi di un ascolto qualificato. Diversi psicologi da anni eseguono prestazioni psicologiche a distanza, attraverso consulenze online e/o telefoniche.

L’efficacia della consulenza psicologica a distanza è ormai comprovata da diversi studi (Griffiths et al., 2004; Barak et al., 2008) che mostrano come servizi di consulenza online non solo facilitino la spontaneità (Day & Schneider, 2002), ma risultino efficaci nella promozione del benessere psicologico (Manicavasagar et al., 2014), e portino ad un miglioramento psico-emotivo della persona (Mallen et al., 2005).

Le prestazioni sanitarie a distanza presentano notevoli vantaggi in termini di riduzione di tempi, costi e impatto ambientale, evitando gli spostamenti.

In una situazione di isolamento forzato o di quarantena inoltre rappresentano il trattamento psicologico più sicuro, riducendo a zero ogni rischio di contagio.

Certamente il tabù rispetto alla figura dello psicologo è ancora diffuso nel nostro Paese. A questo si accompagna anche lo scetticismo e l’imbarazzo per una consulenza a distanza (fenomeno che invece non si riscontra per la “telemedicina”).

A tal proposito riporto un estratto del “Vademecum psicologico Coronavirus per i cittadini” elaborato e diffuso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Non ti vergognare di chiedere aiuto

Se pensi che la tua paura ed ansia siano eccessive e ti creano disagio, non avere timore di parlarne e di chiedere aiuto ad un professionista.  Gli Psicologi conoscono questi problemi e possono aiutarti in modo competente.

Tutti possiamo avere necessità, in certi momenti o situazioni, di un confronto, una consulenza, un sostegno, anche solo per avere le idee più chiare su ciò che proviamo e gestire meglio le nostre emozioni, e questo non ci deve far sentire “deboli”.

Non è debole chi chiede aiuto per aumentare le proprie risorse e quelle dei suoi cari.